La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 16287 del 18 giugno 2019, ha stabilito che l’acquisto di un immobile cade in revocatoria, qualora il terzo sia consapevole della lesività dell’atto già dal contratto preliminare di compravendita.

Secondo la Suprema Corte, il diritto al trasferimento dell’immobile, infatti, si considera ottenuto in buona fede quando la conoscenza del pregiudizio è successiva alla stipula del preliminare. Solo in questa ipotesi, quindi, il contratto si può considerare un atto dovuto, salva la prova del suo carattere fraudolento.