Il 30 marzo 2022 la Commissione Europea ha presentato la propria Strategia per un’industria del tessile sostenibile e circolare. La comunicazione è stata presentata insieme ad un pacchetto di proposte che, oltre al tessile, riguarda: a) la regolamentazione della progettazione ecocompatibile; b) il rafforzamento del mercato interno dei prodotti per la costruzione; e c) il contrasto al fenomeno del greenwashing.

Contesto

L’industria tessile è tra i settori più remunerativi ed impattanti dell’Unione europea: comprende 160.000 società, impiega circa 1.5 milioni di persone e genera un fatturato pari a circa 162 miliardi (dato del 2019). Allo stesso tempo, il consumo europeo dei tessuti è al quarto posto nella scala di impatto ambientale e climatico. Basti pensare che ogni anno circa 5.8 milioni di tonnellate sono gettate, con una media di circa 11 kg annui per persona, ed ogni secondo da qualche parte nel mondo un carico di prodotti tessili è incenerito o smaltito. Nello specifico, l’abbigliamento è il prodotto tessile più impattante del settore rappresentando l’81,6% del consumo totale, percentuale derivante soprattutto dalla tendenza ad utilizzare gli indumenti per periodi sempre più brevi (c.d. “fast fashion”).

La strategia per il settore tessile si basa su sei aree di intervento: (i) l’introduzione di requisiti obbligatori per la progettazione ecosostenibile; (ii) l’introduzione di disincentivi rispetto alla distruzione dei tessuti resi o invenduti; (iii) il contrasto alle microplastiche inquinanti; (iv) l’introduzione di un passaporto digitale; (v) il contrasto a fenomeni di greenwashing; (vi) la responsabilità estesa del produttore.

(i) Introduzione di requisiti obbligatori per la progettazione

Estendere la vita dei prodotti tessili è il modo più efficace per ridurre significativamente il loro impatto sul clima e sull’ambiente. Al fine di raggiungere tale obiettivo, il design del prodotto ha un ruolo chiave. I difetti di qualità quali la solidità del colore, la resistenza allo strappo o la qualità delle cerniere e delle cuciture sono tra i motivi principali che spingono i consumatori a scartare i prodotti tessili. Per quanto riguarda invece la composizione dei tessuti, le fibre utilizzate, la loro mescolanza o la presenza di sostanze chimiche inquinanti ostacolano spesso il riciclo dei rifiuti tessili, come dimostrato dal fatto che meno dell’1% di tali rifiuti è utilizzato per la produzione di nuovi tessuti.

Per tali ragioni la Commissione svilupperà, nell’ambito del regolamento per un ecodesign sostenibile dei prodotti, requisiti vincolanti di progettazione ecocompatibile specifici per prodotto al fine di aumentare le prestazioni dei tessuti in termini di durata, riutilizzabilità, riparabilità, riciclabilità da fibra a fibra e contenuto obbligatorio di fibre riciclate.

(ii) Stop alla distruzione dei tessuti resi o invenduti

La distruzione dei tessuti invenduti o restituiti costituisce un enorme spreco di risorse e di valore. Al fine di disincentivare tale fenomeno, la Commissione, nell’ambito del regolamento per un ecodesign sostenibile dei prodotti, proporrà l’introduzione di un obbligo di trasparenza che costringa le grandi aziende a rivelare pubblicamente il numero di prodotti che scartano e distruggono ed il loro ulteriore trattamento in termini di riutilizzo, riciclaggio, incenerimento e smaltimento. La Commissione intende anche introdurre divieti sulla distruzione dei prodotti invenduti e misure volte ad incoraggiare la produzione personalizzata attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie al fine di ridurre l’alta percentuale di resi di capi d’abbigliamento acquistati online.

(iii) Il contrasto alle microplastiche inquinanti

I tessuti in fibre sintetiche (presenti in misura del 60% nei capi di abbigliamento) rappresentano una delle principali fonti di rilascio involontario di microplastiche.

La Commissione intende quindi affrontare le diverse fasi del ciclo di vita in cui le fibre sintetiche vengono rilasciate nell’ambiente con una serie di misure di prevenzione e riduzione, in particolare attraverso requisiti di progettazione vincolanti. Oltre alla fase produttiva, le misure riguarderanno i processi di prelavaggio negli impianti di produzione industriale, i filtri per le lavatrici, lo sviluppo di detersivi non inquinanti, l’etichettatura e la promozione di materiali innovativi.

(iv) L’introduzione del passaporto digitale

Informazioni chiare, strutturate e accessibili sulle caratteristiche di sostenibilità ambientale dei prodotti consentono alle aziende e ai consumatori di compiere scelte migliori, implementando la comunicazione tra gli attori lungo le catene del valore. Per questo, la Commissione intende introdurre un passaporto digitale per i tessuti, fondato su requisiti obbligatori di informazione sulla loro circolarità ed altri aspetti ambientali chiave. Al fine di rendere coerente la normativa di settore, la Commissione rivedrà anche il regolamento sull’etichettatura dei prodotti tessili. Nel contesto delle suddette proposte, la Commissione considererà anche la possibilità di introdurre un’etichetta digitale.

(v) I Green Claim per tessuti sostenibili

L’iniziativa “Rafforzare il ruolo dei consumatori nella transizione verde“, con cui la Commissione propone di modificare la direttiva sulle pratiche commerciali sleali e la direttiva sui diritti dei consumatori 2011/83/UE35, comporterà nuovi requisiti obbligatori fondamentali per l’industria tessile.

Le nuove regole europee sono finalizzate ad assicurare che i consumatori ricevano nei punti vendita informazioni accurate sulla garanzia commerciale di durata e su quanto necessario per la riparazione con relativo punteggio di riparabilità, ove disponibile. Indicazioni ambientali generali, come “verde”, “ecologico”, “buono per l’ambiente”, saranno quindi consentite solo laddove sostenute da una riconosciuta eccellenza nelle prestazioni ambientali, principalmente sulla base di specifiche normative di settore.

(vi) Responsabilità estesa del produttore

Rendere i produttori responsabili dei rifiuti creati dai loro prodotti è fondamentale al fine di dissociare la produzione di rifiuti tessili dalla crescita del settore. I requisiti di responsabilità estesa del produttore (EPR) si sono rivelanti centrali per implementare la raccolta differenziata dei rifiuti e la loro successiva gestione. Diversi Stati membri hanno già, o stanno considerando, l’introduzione di requisiti EPR per i prodotti tessili, in virtù dell’obbligo previsto dall’art. 11 della direttiva (UE) 2018/851 che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti,  che prevede l’istituzione della raccolta differenziata dei rifiuti tessili entro il 1° gennaio 2025.

In questo contesto, la Commissione proporrà regole armonizzate di responsabilità estesa del produttore UE per i prodotti tessili con l’eco-modulazione delle tasse, come parte della prossima revisione della direttiva quadro sui rifiuti nel 2023.

Conclusioni

Al fine di raggiungere gli obiettivi sopra indicati, la Commissione ha proposto la creazione di un percorso di transizione per un ecosistema del settore tessile. Questo processo avrà inizio nella seconda metà del 2022 e sarà caratterizzato da una collaborazione tra diversi stakeholder, al fine di identificare una visione comune e impegni specifici (ad es., la circolarità dei modelli di business e la digitalizzazione). Da questo punto di vista, appare significativo l’impegno di adottare delle linee guida per incentivare partnership per l’economia circolare tra enti del terzo settore (es. imprese sociali) e le imprese, al fine di individuare opportunità di collaborazione per le attività di riutilizzo e riparazione.

Tuttavia, la transizione verso un’economia verde e digitale richiederà delle competenze nuove da parte degli operatori del settore. In particolare, una formazione specifica sarà necessaria in aree che riguardano l’eco-design, lo sviluppo delle fibre, la produzione tessile innovativa, le attività di riparazione e riutilizzo. Al fine di far fronte a queste esigenze, la Commissione europea ha presentato in data 16 dicembre 2021 un Patto per le competenze nel settore tessile. Questa iniziativa prevede, tra le altre cose, il supporto a circa 10.000 PMI; lo sviluppo di strumenti di formazione e l’aumento dell’offerta di attività formative.

Infine, la Comunicazione ha evidenziato la necessità di affrontare, in modo integrato, gli aspetti ambientali e sociali che riguardano il settore tessile. Da questo punto di vista, è importante ricordare che la recente proposta di direttiva sulla due diligence in materia di sostenibilità ha identificato nel tessile uno dei settori ad alto rischio (insieme a quello agricolo ed estrattivo) per il quale sarà prevista una soglia più bassa ai fini dell’individuazione dell’ambito di applicazione (più di 250 dipendenti e 40 milioni di fatturato).  L’integrazione tra i profili ambientali, sociali e di governance sarà infatti il vero banco di prova sui cui si giocherà la capacità delle imprese di promuovere nuovi modelli di business, evitando il rischio di green e social washing.