La proposta di un nuovo Piano Nazionale degli Aeroporti (PNA)[1] è finalizzata a costituire, valorizzando una prospettiva integrazione intermodale tra trasporto aereo, autostradale, portuale e, in particolare, ferroviario, il primo capitolo di un più esteso Piano Generale dei Trasporti e della Logistica[2].

Lo scenario in cui è stata predisposta la proposta di  Piano vede il settore dei trasporti, in particolare quello aereo, gravemente colpito in primis dall’impatto economico della pandemia da Covid-19 (che ha portato il traffico aereo di passeggeri, negli anni 2020-21, ad un calo di oltre il 70% rispetto al periodo precedente) e, più recentemente, dal conflitto in corso in Ucraina (a causa delle sanzioni imposte che limitano i collegamenti con la Russia ed il sorvolo di diversi Paesi). In tale contesto il nuovo Piano prospetta un percorso, traguardando il 2035, che non si limita a riportare il settore aeroportuale alle condizioni pre-pandemia, ma che ne consenta un’evoluzione, sulla scorta di imprescindibili assi portanti, quali, la sostenibilità ambientale, l’intermodalità, la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica.

La sostenibilità ambientale

In relazione al tema della sostenibilità ambientale il Piano, sulla scorta del programma dell’ICAO che punta alla decarbonizzazione del settore entro il 2050, al contenimento delle emissioni acustiche e alla riduzione dell’impatto dell’aviazione internazionale sui cambiamenti climatici, propone diverse azioni che i singoli aeroporti dovranno attuare per adeguare le proprie infrastrutture, consentendo così agli operatori aerei sia l’utilizzo dei SAF (carburanti sostenibili per l’aviazione) e di ulteriori tipologie di alimentazione sostenibile (elettrico, idrogeno, etc.) sia, più generalmente, la resilienza delle infrastrutture stesse agli effetti del surriscaldamento globale.

Sempre al fine di realizzare l’obiettivo di riconciliazione tra il trasporto aereo e la tutela dell’ambiente, la proposta di  Piano, da un lato, richiama i limiti in relazione alle curve di isolivello del rumore aeroportuale, mitigando così l’impatto acustico sui cittadini (specialmente quelli residenti in grandi città dove, per via della maggiore dimensione degli scali, sono frequenti le problematiche legate al tema delle emissioni acustiche) e, dall’altro,  indica le quote minime di accessibilità sostenibile agli aeroporti, sostenendo diverse forme di intermodalità che non includano solamente il trasporto su ferro ma anche l’utilizzo di veicoli elettrici e ad idrogeno.

Inoltre, tenendo in considerazione gli esiti della procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica), il Piano analizza la dotazione infrastrutturale di cui i singoli scali necessitano per garantire il soddisfacimento della domanda potenziale di mercato, nel rispetto, tuttavia, dei limiti ambientali e di sicurezza. Tale approccio, evidenziando i limiti esistenti alla capacità di sviluppo dei singoli aeroporti e le eventuali potenzialità inespresse di scali limitrofi, permette al contempo di individuare i margini per l’istituzione di reti aeroportuali.

Le reti aeroportuali

Per realizzare l’obiettivo di razionalizzazione della rete di trasporto aereo nazionale il Piano supporta la costituzione di reti aeroportuali, individuate sulla base di criteri quali la condivisione dello stesso bacino di utenza e la presenza di adeguati livelli di accessibilità e connettività degli scali coinvolti. L’implementazione dell’attuale network nazionale potrà consentire, attraverso il perseguimento di obiettivi comuni e coordinati, una più efficiente distribuzione del traffico ed il soddisfacimento della domanda di mobilità presente e futura.

Il ruolo degli aeroporti minori

A tal proposito dall’esame delle analisi presenti nel Piano è emerso come gli aeroporti minori mostrino tassi di crescita attesi del traffico di passeggeri inferiori rispetto ai trends previsti per gli scali di maggiori dimensioni. Al contempo, nessuno degli aeroporti oltre i 7 milioni di passeggeri presenta una rilevante capacità residua al picco, a differenza degli aeroporti minori che dalle analisi mostrano una buona riserva di capacità.

Pertanto, il Piano evidenzia il ruolo fondamentale svolto dagli scali minori, il cui sfruttamento efficiente e sinergico, garantito dall’istituzione di reti aeroportuali, potrebbe contribuire alla realizzazione dell’obiettivo di massimizzazione del rendimento degli aeroporti minori, valorizzando le peculiarità specifiche di ogni scalo e contribuendo sia al decongestionamento del traffico che al miglioramento delle condizioni gestionali degli scali maggioritari.

L’intermodalità

Ulteriore elemento fondamentale per soddisfare concretamente la domanda di mobilità sul territorio nazionale e per consentire un’effettiva accessibilità dei cittadini alla rete aeroportuale è la piena realizzazione dell’integrazione intermodale, in particolare ferroviaria.  A tal fine un contributo significativo viene fornito, da un lato, sostenendo il potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria esistente e, dall’altro, con nuovi collegamenti ferroviari diretti agli aeroporti, secondo la programmazione definita tramite il “Contratto di Programma – Parte Investimenti” di Rfi Spa.

L’innovazione tecnologica

Infine, il Piano Nazionale Aeroporti sottolinea l’importanza dello sviluppo e, pertanto, degli investimenti nelle nuove forme di trasporto e di servizi, ossia di Mobilità Aerea Avanzata/Urbana (Advanced Air Mobility – AAM/Urban Air Mobility – UAM), al fine di realizzare un’integrazione intermodale che sia efficiente ed a minimo impatto ambientale e territoriale al tempo stesso.

[1] Il 19 Ottobre 2022 il Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili ha messo in consultazione la bozza del nuovo Piano Nazionale Aeroporti (PNA), elaborato dall’Ente Nazionale Aviazione Civile (ENAC). Link: https://www.mit.gov.it/comunicazione/news/aeroporti-il-piano-nazionale-consultazione-fino-al-21-novembre-2022.

[2] Il Piano Generale dei Trasporti e della Logistica (PGTL) contiene le linee strategiche delle politiche della mobilità delle persone e delle merci nonché dello sviluppo infrastrutturale del Paese. Il Piano è adottato, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con d.P.R., previa deliberazione del CIPE, acquisito il parere della Conferenza unificata e sentite le Commissioni parlamentari competenti (D.lgs. n. 50/2016, art. 201). Link: GU Serie Generale n.91 del 19-04-2016 – Suppl. Ordinario n. 10.