La Corte Europea si è pronunciata sul ricorso presentato da un padre al quale era stato impedito il corretto esercizio del diritto di vista del figlio. Secondo la Corte, i Giudici italiani non hanno dato prova della diligenza che il caso richiedeva, omettendo di adottare le misure adeguate per creare le condizioni necessarie alla piena realizzazione del diritto di visita. In particolare, “hanno tollerato per circa quattro anni che la madre, con il suo comportamento, impedisse l’instaurarsi di una vera relazione tra il ricorrente e suo figlio.” La condotta dei Giudici, secondo la Corte, viola l’art. 8 della CEDU, secondo il quale “ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare”; sull’autorità pubblica grava un obbligo di non ingerenza nell’esercizio di tale diritto, ma anche un obbligo ‘positivo’ in relazione al rispetto effettivo della vita privata e familiare. Le autorità nazionali avrebbero dovuto adottare tutte le misure ragionevolmente necessarie per mantenere i legami tra il padre ricorrente e il figlio.