In data 20 febbraio 2020, la Court of Appeals ha deciso l’ormai noto caso Castillo v. G&M Realty L.P., No. 18-498 (2d Cir. 2020), confermando la pronuncia di primo grado e stabilendo un risarcimento record di 6,75 milioni di dollari in favore degli artisti di 5Pointz. Tale vicenda si è recentemente conclusa con il rigetto da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti dell’istanza di revisione proposta dai proprietari di 5Pointz.

In sintesi, il signor Wolkoff aveva concesso in gestione a un noto street artist un complesso industriale di sua proprietà situato a Long Island City, nel Queens, il quale – grazie all’intervento di numerosi celebri artisti – era in breve tempo diventato un centro di livello mondiale per l’arte urbana, conosciuto al pubblico come 5Pointz. Dopo poco più di dieci anni, Wolkoff decise di demolire l’edificio; di conseguenza, gli artisti di 5Pointz ricorsero giudizialmente a tutela dei propri diritti morali sulle opere così distrutte. In prima battuta, la District Court di New York e, successivamente, la Court of Appeals avevano garantito agli artisti la protezione delle proprie opere di street art sulla base del VARA, stabilendo che queste superavano la soglia della c.d. “recognized stature”, e la corresponsione degli “statutory damages” nella misura del massimo consentito dalla legge, data la volontarietà dell’atto che aveva causato la distruzione delle opere. La sentenza della Court of Appeals, la quale aveva definito la street art – nonostante la sua natura effimera – come “a major category of contemporary art”, aveva fin dal principio dimostrato di avere una portata potenzialmente enorme.

Come extrema ratio, i proprietari del sopraccitato complesso industriale avevano depositato un writ of certiorari presso la Supreme Court of the United States chiedendo la revisione della sentenza di primo grado. Tuttavia, come già anticipato, il 5 ottobre 2020 la Corte Suprema si è espressa rigettando tale istanza, cristallizzando la precedente decisione della Court of Appeals e ponendo ulteriore enfasi su una pronuncia già di per sé sensazionale, destinata sicuramente a diventare un caso di scuola. Sono state così confermate la dignità di opera d’arte e la tutelabilità delle opere di street art ai sensi del Visual Artists Rights Act del 1990 e, in maniera ancora più sostanziale, la risarcibilità dei danni arrecati all’integrità delle opere stesse.

Infine, non è da escludere che questa pronuncia, in futuro, possa essere tenuta in considerazione anche dai giudici italiani nelle valutazioni sulla sussistenza del diritto all’integrità dell’opera, previsto dalla Legge sul diritto d’autore, con riferimento ad alcune opere d’arte contemporanea, anche alla luce del fatto che la nostra giurisprudenza si è talvolta dimostrata recettiva alle più rilevanti pronunce d’oltreoceano.