Il mondo dell’arte ed l sistema museale italiano tirano un respiro di sollievo.

Le tanto contestate quanto opportune nomine di specialisti stranieri alla guida di importanti musei italiani volute dal precedente Ministro del MIBACT Franceschini, sono salve.

 

La c.d. “riserva di nazionalità” non può precludere a candidati non aventi la cittadinanza italiana i ruoli dirigenziali in seno alla Pubblica Amministrazione: questo è quanto è stato stabilito dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato attraverso la pronuncia n. 9 del 25 giugno 2018.

La materia del contendere si originava dal ricorso del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT) avverso la pronuncia del Tar Lazio (Sezione II-quater, n. 6171/2017) che, inter alia, aveva annullato il decreto di nomina del Dottor Peter Assmann (già direttore dell’associazione dei musei austriaci e dell’Oberösterreichischen Landenmuseen di Linz), in quanto privo della cittadinanza italiana.

L’Adunanza plenaria ha ravvisato come il d.P.C.M. 174 del 1994, laddove escluda la possibilità di attribuire posti di livello dirigenziale (anche se di contenuto meramente gestionale) nelle amministrazioni dello Stato a cittadini di altri Stati membri dell’Unione Europea, risulti essere apertamente in contrasto con la disciplina comunitaria (ed in particolare con il paragrafo 2 dell’articolo 45 del TFUE).

Ne consegue che, in assenza di possibili interpretazioni di carattere adeguativo, tale norma debba essere disapplicata.