Lo Space Act europeo e la legge italiana sulla nuova economia dello spazio

Introduzione – L’economia spaziale è in una fase di rapida e profonda evoluzione, spinta dalla crescente competizione globale, dall’accelerazione dell’innovazione tecnologica e dall’intensificarsi delle tensioni geopolitiche. In questo scenario, l’Unione europea intende rafforzare la propria posizione, riprendendo quote di mercato e ruoli di leadership nei lanciatori commerciali e nelle comunicazioni satellitari, appannaggio di Stati Uniti e Cina.
La crescente consapevolezza del ruolo strategico dei servizi spaziali per la connettività Internet, le telecomunicazioni, le applicazioni scientifiche e per i sistemi a supporto della sicurezza e della difesa ha portato a un incremento significativo degli operatori sul mercato e della domanda di servizi spaziali.
Nel giugno 2025 l’Italia ha pubblicato la legge n. 89/2025 in materia di economia dello spazio, mentre l’Unione europea ha presentato la proposta di regolamento (Reg. 25625 n. 335 sulla sicurezza, la resilienza e la sostenibilità delle attività spaziali dell’Unione), denominata Space Act.
Due sistemi di governance – Lo Space Act introduce un duplice livello di governance: a livello nazionale, impone agli Stati Membri di istituire un’autorità pubblica competente per il rilascio delle autorizzazioni e la vigilanza sulle attività degli operatori spaziali; a livello dell’Unione, lo Space Act attribuisce a EUSPA (European Union Agency for the Space Programme) la tenuta del Registro dell’Unione degli oggetti spaziali (URSO) per l’iscrizione degli operatori spaziali provvisti di autorizzazioni rilasciate dagli Stati membri, oltre ad attività tecnico-amministrative e di supporto tecnico, scientifico e amministrativo alla Commissione.
L’Italia ha introdotto un modello di governance coerente con le suddette prescrizioni europee, attribuendo funzioni di rilascio dell’autorizzazione all’Autorità responsabile – identificata nel Presidente del Consiglio dei Ministri o nell’Autorità politica delegata alle politiche spaziali e aerospaziali –, competenze istruttorie ad ASI ed ha introdotto meccanismi di vigilanza e sanzionatori nei confronti degli operatori spaziali.
La legge n. 89/2025, adottata al fine di disciplinare l’esercizio delle attività spaziali e garantire un utilizzo sicuro dello spazio extra-atmosferico a fini commerciali, ha scelto consapevolmente un impianto normativo snello ed essenziale. Si tratta di una normativa chiaramente orientata a favorire la crescita e lo sviluppo della nuova economia dello spazio, che si distingue per una struttura concisa e funzionale rispetto allo Space Act, caratterizzato invece da un quadro regolatorio e procedurale più oneroso e articolato.
Tempistiche per il rilascio dell’autorizzazione – La legge n. 89/2025 introduce un obbligo di autorizzazione per gli operatori spaziali che svolgono attività sul territorio nazionale, nonché per gli operatori italiani attivi all’estero, subordinando l’esercizio delle attività al rispetto di requisiti di sicurezza, sostenibilità, resilienza e adeguata capacità tecnica, finanziaria e assicurativa. Il procedimento autorizzatorio può concludersi con il rilascio, il diniego o la sospensione dell’autorizzazione.
Lo Space Act europeo si muove lungo direttrici in larga parte convergenti, imponendo anch’esso agli operatori l’obbligo di autorizzazione da parte dello Stato membro competente e prevedendo il mutuo riconoscimento delle autorizzazioni tra Stati. La normativa europea stabilisce criteri e linee guida comuni, lasciando tuttavia alle autorità nazionali il compito di gestire le procedure autorizzative.
Le principali differenze riguardano le tempistiche e la complessità dell’iter autorizzatorio. La normativa italiana prevede termini significativamente più brevi (60 giorni per il diniego e 120 per il rilascio), mentre lo Space Act introduce procedure fino a 12 mesi, con il conseguente rischio di rallentare l’accesso al mercato, soprattutto per i fornitori di dati spaziali e di vanificare lo sforzo del legislatore italiano.
Registrazione degli oggetti spaziali – Lo Space Act introduce il Registro dell’Unione degli oggetti spaziali (URSO, Union Registry Space Object), gestito da EUSPA, al quale devono iscriversi gli operatori spaziali autorizzati da uno Stato membro. La registrazione comporta un procedimento amministrativo articolato che culmina con il rilascio del certificato elettronico, attestante la conformità della missione, dei dati e degli oggetti spaziali alle prescrizioni europee.
Anche la legge italiana n. 89/2025 prevede l’obbligo di immatricolazione degli oggetti spaziali nel Registro nazionale, affidandone la gestione all’ASI.
In entrambi i casi, la registrazione ha natura di pubblicità-notizia e persegue finalità di trasparenza e di agevole identificazione degli oggetti in orbita.
La possibile coesistenza del registro nazionale e di quello dell’Unione solleva tuttavia criticità operative: l’obbligo di doppia iscrizione rischia di tradursi in un aggravio amministrativo ingiustificato per gli operatori spaziali. In assenza di un chiaro coordinamento tra i due meccanismi di registrazione, il rischio è quello di sovrapposizioni regolatorie e di incertezze applicative, che potrebbero incidere negativamente sull’operatività del settore.
Risk Assessment, responsabilità e assicurazioni – Lo Space Act non disciplina direttamente la responsabilità civile né introduce obblighi assicurativi per gli operatori spaziali, ritenendo tali profili di competenza degli Stati membri. La normativa europea si concentra invece sulla prevenzione dei rischi, imponendo agli operatori dell’Unione stringenti obblighi di risk assessment lungo l’intero ciclo di vita delle missioni spaziali. In particolare, sono richieste valutazioni approfondite dei rischi operativi, ambientali e di cybersicurezza, l’adozione di procedure di gestione degli incidenti e di mitigazione delle collisioni, nonché misure organizzative, tecniche e formative volte a garantire sicurezza, resilienza e sostenibilità delle attività spaziali.
La legge italiana n. 89/2025 introduce invece un articolato regime di responsabilità civile per i danni derivanti dalle attività spaziali e correlati obblighi di copertura assicurativa o di garanzie finanziarie adeguate.
Conclusioni – Il raffronto tra la legge italiana n. 89/2025 e lo Space Act mette in luce una convergenza di finalità, in particolare la tutela della sicurezza, la promozione della sostenibilità e il rafforzamento della competitività nel settore spaziale. L’ordinamento italiano persegue tali obiettivi attraverso un’impostazione procedurale più flessibile, pensata per rendere il mercato appetibile a operatori e investitori, comprese le PMI. Di contro, l’impianto europeo si distingue per una disciplina più complessa e strutturata, che comporta un numero sensibilmente superiore di obblighi e passaggi procedurali. La principale sfida sarà di evitare sovrapposizioni normative e carichi eccessivi per gli operatori del settore spaziale.
