In una corposa sentenza depositata il 19 aprile 2018, il Tribunale di Ancona si è pronunciato in tema di corruzione tra privati in una vicenda che ha coinvolto il direttore generale di una Banca che ha concesso linee di credito ad un cliente imprenditore in assenza della prevista attestazione di certezza e liquidità.

Il Giudice di primo grado ha ritenuto integrato il reato, sussistendo il nocumento alla società e incentrando il disvalore sulla violazione del rapporto fiduciario tra il dirigente e la banca E’ stato ritenuto provato solo in un capo su due il nesso di connessione tra le erogazioni di credito al cliente con il trasferimento di denaro sui conti correnti della moglie e figlia del direttore di Banca sotto il profilo temporale e funzionale, così come il dolo, che può atteggiarsi anche solo come una accettazione del rischio. Il dies a quo per la querela è stato ritenuto non tanto nel momento in cui sono emerse alcune irregolarità, ma nel momento in cui la società ha avuto conoscenza certa e dettagliata del fatto con il deposito della relazione di audit.

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