Dopo l’informazione provvisoria, già pubblicata dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione il 31 marzo scorso, sono state depositate le motivazioni della sentenza n. 22474 sulla rilevanza penale del “falso valutativo”.

La Suprema Corte, risolvendo il contrasto giurisprudenziale sorto in seno alla Quinta Sezione Penale, ha affermato il seguente principio di diritto: “sussiste il delitto di false comunicazioni sociali, con riguardo alla esposizione o alla omissione di fatti oggetto di valutazione se, in presenza di criteri di valutazione normativamente fissati o di criteri tecnici generalmente accettati, l’agente da tali criteri si discosti consapevolmente e senza darne adeguata informazione giustificativa, in modo concretamente idoneo ad indurre in errore i destinatari delle comunicazioni”.