Il Tribunale di Monza ha assolto un imprenditore dal reato di cui all’art. 137, comma 5, del D. Lgs. 152/2006 (superamento dei valori limite nello scarico di acque reflue industriali) perché il fatto non sussiste, in quanto il metodo di campionamento adottato è risultato non adeguatamente motivato e, comunque, non idoneo a dimostrare un effettivo superamento dei valori limite di emissione rispetto al concreto funzionamento del ciclo produttivo aziendale.

Questa decisione è innovativa in quanto espressione dell’importante principio per cui la rilevanza penale della condotta non può essere “automatica” e non potrà dipendere dalla discrezionalità tecnica dell’organo di controllo che, seppur libero di scegliere la modalità di campionamento, dovrà darne adeguata motivazione.