In data 21 aprile 2021 la Commissione Europea ha adottato una serie di misure in tema di finanza sostenibile tra le quali la bozza di Direttiva “CSRD” (Corporate Sustainability Reporting Directive) relativa alla rendicontazione di sostenibilità delle imprese. La proposta della Commissione, che andrebbe a modificare gli attuali requisiti di rendicontazione non finanziaria definiti dalla Direttiva 2014/95 “NFRD” e recepiti nell’ordinamento italiano dal D.Lgs. 254/2016, deve ancora passare il vaglio del Parlamento Europeo prima dell’adozione del testo definitivo, tuttavia, è già possibile ravvisare un importante cambio di rotta. La CSRD recepisce, infatti, le principali criticità rilevate in questo primo quinquennio di rendicontazione obbligatoria cercando di dare forma ad una nuova disclosure (rectius Sustainability Reporting) dalla portata più ampia e dai contenuti maggiormente articolati.

Dalla consultazione pubblica della Commissione europea del 2018 “on the fitness check on the EU framework for public reporting by companies” era infatti emerso come, da un lato, le attuali pratiche di comunicazione delle informazioni non finanziarie non rispondessero alla crescente domanda di dati ed informazioni degli investitori, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, dall’altro, che le stesse informazioni non fossero sufficientemente comparabili o affidabili. A seguito di un’ulteriore consultazione della Commissione conclusasi nel giugno del 2020 era stata altresì rilevata la necessità di estendere l’ambito soggettivo di applicazione della NFRD a soggetti ulteriori rispetto a quelli attualmente previsti – ovvero enti di interesse pubblico quali società quotate, banche, imprese di assicurazione e di riassicurazione nonché gruppi, di grandi dimensioni[1] – pari a circa 11.000 società secondo le stime dell’UE.

In sostanza, la bozza proposta dalla Commissione, recepisce quanto emerso dalle consultazioni pubbliche. Più precisamente:

(i)  amplia i destinatari soggetti all’obbligo di rendicontazione, estendendolo a tutte le società di grandi dimensioni (siano esse quotate o meno) e, a partire dal 1° gennaio 2026, a tutte le PMI quotate, escluse le microimprese;

(ii) i destinatari di tale obbligo dovranno rendicontare pubblicamente gli “impatti dell’impresa sulle questioni di sostenibilità”, ovvero con riferimento ai profili ambientali, sociali e di governance. Nello specifico, il report, per come strutturato nella proposta di Direttiva, dovrebbe indicare:

  • il modello di business e la strategia relativamente ai rischi connessi alla sostenibilità;
  • le opportunità per l’impresa collegate alla sostenibilità;
  • i piani dell’impresa per garantire che il modello di business e la strategia siano compatibili con la transizione verso un’economia sostenibile e con il contenimento del riscaldamento globale a 1,5 °C, in linea con l’accordo di Parigi;
  • le modalità attraverso cui il modello di business e la strategia dell’impresa tengono conto degli interessi degli stakeholder e degli impatti dell’impresa sui profili di sostenibilità;
  • l’attuazione della strategia dell’impresa in materia di sostenibilità;
  • una descrizione degli obiettivi di sostenibilità fissati dall’impresa e dei progressi compiuti per raggiungere tali obiettivi;
  • una descrizione del ruolo degli organi amministrativi di gestione e di controllo in materia di sostenibilità;
  • una descrizione delle politiche dell’impresa in materia di sostenibilità;
  • una descrizione del processo di due diligence attuato in materia di sostenibilità;
  • i principali impatti negativi, reali o potenziali, legati alla catena del valore dell’impresa, comprese le stesse operazioni, i prodotti e servizi, alle relazioni commerciali e alla catena di fornitura;
  • qualsiasi azione intrapresa, e il risultato di tale azione, per prevenire, mitigare o rimediare agli impatti negativi, reali o potenziali;
  • una descrizione dei principali rischi per l’impresa connessi alla sostenibilità, comprese le principali responsabilità dell’impresa, e come vengono gestiti tali rischi;
  • gli indicatori relativi alle informazioni di cui sopra.

La proposta della Commissione prevede, altresì, l’adozione di appositi standard di rendicontazione UE sviluppati dall’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) in modo da fornire ad investitori e stakeholder informazioni omogenee e comparabili, e obblighi di audit al fine di garantire che le informazioni riportate siano accurate e affidabili. La definizione di una metodologia comune di rendicontazione a livello comunitario, a fronte dell’attuale ricorso a differenti standard e framework a disposizione per la rendicontazione, assicurerebbe, peraltro, un allineamento con il quadro regolamentare dell’UE in ambito ESG e, in particolare, con il Regolamento “SFDR” 2019/2088 e il Regolamento “Tassonomia” 2020/852.

L’estensione degli obblighi di disclosure ad un novero sempre più ampio di organizzazioni, così come l’uniformità di disclosure attraverso standard di rendicontazione UE allineati alla Tassonomia generale, rappresentano un assoluto passo avanti nella transizione verso modelli economici sostenibili.

 

[1] (numero di dipendenti superiore a 500 e, alternativamente, uno stato patrimoniale maggiore di 20 milioni o ricavi netti superiori a 40 milioni)

 

https://ec.europa.eu/info/events/finance-210506-non-financial-reporting-directive_it