La pandemia di Covid-19 ha fatto luce sulle vulnerabilità del mercato unico europeo e, in particolare, di uno dei settori più importanti per l’economica dell’UE, ossia quello dei trasporti, fortemente penalizzato dalle misure restrittive della mobilità che nel corso dell’ultimo anno si sono rese necessarie per il contenimento dei contagi.

In questo contesto, alla fine del 2020 la Commissione Europea ha emanato la sua Strategia per una mobilità sostenibile e intelligente[1], un documento programmatico che stabilisce le azioni necessarie affinché ogni modalità di trasporto possa contribuire alla realizzazione degli obiettivi fissati dal Green Deal europeo[2]: ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 e rendere l’Europa la prima regione al mondo climaticamente neutrale entro il 2050.

Secondo la Commissione, la Strategia si è resa necessaria poiché, come è noto, i benefici che il sistema europeo di mobilità offre ai suoi utenti si accompagnano, inevitabilmente, ad elevati costi per la società, consistenti in diverse esternalità negative quali le emissioni di gas serra[3], l’inquinamento acustico, dell’aria e dell’acqua, la congestione stradale e la perdita di biodiversità[4].

Pertanto, il documento stabilisce un piano d’azione strutturato intorno a dieci flagships[5], con obiettivi intermedi fissati tra 10, 15 e 30 anni, per raggiungere i quali sono state delineate delle direttive specifiche per ogni modalità di trasporto.

In relazione al trasporto su strada, si è stabilito che, entro il 2030, almeno 30 milioni di auto e 80 mila veicoli pesanti dovranno essere a emissioni zero e che, entro il 2050, tutti i veicoli che viaggeranno per le strade d’Europa saranno a emissioni zero[6]. Ad aumentare la domanda di mezzi a basse/zero emissioni contribuiranno misure come il carbon-pricing, la diffusione di carburanti sostenibili e rinnovabili, l’adeguamento del quadro legislativo sui controlli tecnici per garantire la conformità dei veicoli agli standard di emissione e di sicurezza, la tariffazione stradale e la revisione delle regole europee su pesi e dimensioni dei veicoli pesanti.

Con specifico riguardo, invece, al trasporto ferroviario, la Commissione sottolinea che il 2021, quale anno europeo delle ferrovie, rappresenta un’opportunità per migliorare la cooperazione con gli Stati Membri[7] con l’obiettivo di portare il trasporto intermodale dei passeggeri su rotaia agli stessi livelli del trasporto su strada entro il 2030. Passaggi fondamentali saranno il completamento della rete TEN-T e delle linee ad alta velocità – per ottimizzare i collegamenti lungo i principali corridoi europei – e la semplificazione dell’acquisto e dell’uso di biglietti transfrontalieri al fine di accrescere l’attrattiva dei trasporti ferroviari sui passeggeri. Rispetto, invece, al trasporto intermodale di merci, la Strategia ricorda che, così come richiesto dal Green Deal “una parte sostanziale del 75% del trasporto interno di merci che oggi avviene su strada dovrebbe passare alla ferrovia e alle vie navigabili interne[8]. Tra le indicazioni fissate per raggiungere tale obiettivo si evidenziano il miglioramento delle infrastrutture di trasbordo e dei terminali multimodali, il coordinamento transfrontaliero, la cooperazione tra i gestori delle infrastrutture ferroviarie e la diffusione di nuove tecnologie come l’automazione.

Proseguendo nell’esposizione degli interventi necessari in relazione alle diverse modalità di trasporto, per quel che riguarda l’aviazione civile la Strategia fissa l’ambizioso obiettivo di rendere i grandi aerei a zero emissioni disponibili per il mercato europeo entro il 2035. In particolare, secondo la Commissione, la gestione più efficiente del traffico aereo, ad esempio mediante il Cielo Unico Europeo, potrà contribuire a ridurre gli impatti sul clima connessi alle emissioni di gas diversi dalla CO2 nel settore del trasporto aereo[9]. Le principali misure proposte a riguardo sono il carbon-pricing e la contestuale riduzione delle quote di emissioni assegnate gratuitamente alle compagnie aeree nell’ambito dell’Emissions Trading System europeo (ETS), tramite la revisione della Direttiva ETS[10] nel 2021. Inoltre, l’iniziativa ReFuelEU Aviation[11] promuoverà la produzione e la diffusione di carburanti sostenibili per il settore aeronautico.

Infine, per quel che riguarda il trasporto marittimo, l’obiettivo è la diffusione di navi oceaniche a zero emissioni entro il 2030. Come l’aviazione, anche il trasporto marittimo pone infatti le maggiori sfide di decarbonizzazione nei prossimi decenni, soprattutto a causa dell’attuale mancanza di tecnologie a zero emissioni pronte per il mercato, dei significativi investimenti richiesti per le attrezzature e le infrastrutture di rifornimento e della concorrenza internazionale nel settore. In tal senso, al fine di azzerare l’inquinamento a beneficio dei bacini marittimi, delle zone costiere e dei porti, la Strategia ha proposto alcune misure di assoluta priorità come il miglioramento dei collegamenti tra i porti, aeroporti e reti ferroviarie, la realizzazione di infrastrutture portuali resistenti ai cambiamenti climatici, il rinnovamento delle flotte, la semplificazione dell’accesso ai finanziamenti nel settore e la realizzazione di “zone di controllo delle emissioni” in tutte le acque dell’UE[12].

Alla luce di quanto precede, è possibile comprendere la volontà della Commissione di trasformare la ripresa dalla crisi causata dalla pandemia in una vera e propria opportunità per accelerare i processi di decarbonizzazione e di ammodernamento dell’intero sistema di mobilità europeo. La Strategia rappresenta, dunque, il punto di partenza per la transizione sostenibile e digitale dei trasporti, che sarà necessaria per ridisegnare la connettività, proiettare la mobilità europea verso il futuro e a dare nuovo slancio all’economia.

[1] COM(2020) 789, Strategia per una mobilità sostenibile e intelligente: mettere i trasporti europei sulla buona strada per il futuro, 9 dicembre 2020.

[2] COM(2019) 640, Il Green Deal europeo, 11 dicembre 2019.

[3] Oggi, i trasporti sono la fonte di un quarto delle emissioni totali di gas serra all’interno dell’UE.

[4] Per far fronte a tali esternalità, uno dei primi punti fissati dalla Strategia (2.11) è la necessità di sfruttare l’internalizzazione dei costi esterni, tramite l’applicazione dei principi del “chi inquina paga” e “chi utilizza paga”, in particolare, mediante la fissazione del prezzo del carbonio e la tariffazione delle infrastrutture.

[5] Le dieci “iniziative faro” proposte sono i) promuovere la diffusione di veicoli ad emissioni zero, di carburanti rinnovabili e a basse emissioni di CO2 e delle relative infrastrutture, ii) creare porti e aeroporti a emissioni zero, iii) rendere più sana e sostenibile la mobilità urbana, iv) rendere il trasporto di merci più ecologico, v) fissare il prezzo del carbonio e migliorare gli incentivi per gli utenti, vi) realizzare una mobilità connessa, multimodale e automatizzata, vii) sfruttare l’innovazione, i dati e l’intelligenza artificiale per una mobilità intelligente, viii) rafforzare il mercato unico, ix) rendere la mobilità equa e giusta per tutti, x) rafforzare la sicurezza dei trasporti.

[6] Per garantire tale risultato, tra giugno 2021 ed entro la fine del 2022, la Commissione proporrà una revisione degli standard di CO2 per auto, furgoni e veicoli pesanti.

[7] Si v. punto 31 della Strategia.

[8] Si v. punto 39 della Strategia.

[9] Si v. punto 21 della Strategia.

[10] Direttiva 2018/410/UE del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la Direttiva 2003/87/CE per sostenere una riduzione delle emissioni più efficace sotto il profilo dei costi e promuovere investimenti a favore di basse emissioni di carbonio e la Decisione (UE) 2015/1814, 14 marzo 2018.

[11] Si v. punto 20 della Strategia e https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/12303-ReFuelEU-Aviation-Sustainable-Aviation-Fuels.

[12] Si v. punto 27 della Strategia.