Venerdì 2 luglio, il Garante Privacy ha presentato al Parlamento la relazione annuale sull’attività svolta nel corso del 2020, anno di primo mandato del nuovo Collegio e caratterizzato da un forte impatto della pandemia sulla vita dei cittadini.

L’emergenza sanitaria, come ribadito dal Garante, ha portato le persone a spostare le proprie attività nel mondo digitale per sopperire alle misure di distanziamento sociale. I temi legati al trattamento dei dati, perciò, hanno assunto un ruolo di primo piano nel garantire le libertà e i diritti degli individui.

 L’ATTIVITA’ IN NUMERI

Nel 2020 sono stati 278 i provvedimenti collegiali adottati (232 nel 2019) e circa 9.000 i riscontri a reclami e segnalazioni (l’anno precedente erano stati 8.092). Maggiori anche i pareri resi dal Collegio su atti regolamentari e amministrativi (60 rispetto ai 46 del 2019) e su norme di rango primario statale, delle regioni e delle autonomie (7 nel 2020, 6 nel 2019). Stabile il dato sulle comunicazioni di notizie di reato all’autorità giudiziaria (8 del 2020 in confronto alle 9 dell’anno scorso) e quello sulle risposte ai quesiti nell’ambito della relazione con il pubblico (15.040 nel 2020, 15.821 nel 2019).

In calo invece i dati sull’attività ispettiva: solo 21 nel 2020 rispetto alle 147 dello scorso anno, a causa dell’impatto dell’emergenza sanitaria. A crescere è stata però la presenza internazionale del Garante, con il numero delle riunioni che è passato da 137 a 179 (queste ultime tutte svoltesi da remoto).

Infine, per quanto riguarda le ammende, l’ammontare delle sanzioni riscosse è passato da poco più di 3 milioni nel 2019 a oltre 38 milioni nel 2020.

 GLI INTERVENTI PRINCIPALI

Protezione dei dati nell’emergenza sanitaria

Il Garante ha ricordato come l’emergenza pandemica sia stata un fondamentale banco di prova del sistema delle garanzie democratiche e la disciplina della privacy uno strumento fondamentale per il sostenimento delle stesse.

In questo senso, l’Autorità ha contribuito alla definizione di precise tutele per l’utilizzo dell’App Immuni, facendo in modo che il sistema di contact tracing digitale fosse basato sull’adesione volontaria delle persone e i dati utilizzati dal sistema di allerta fossero pseudonimizzati. Inoltre, l’Autorità ha prestato parere favorevole sulla semplificazione delle modalità di trasmissione alle farmacie delle ricette mediche e ha dato il via libera alle “certificazioni verdi”, a seguito dell’ottenimento di specifiche garanzie a tutela dei dati degli individui.

Piattaforme digitali

Il Garante ha riconosciuto l’importanza del ruolo delle piattaforme digitali nell’erogazione di quei servizi che, a causa della pandemia, sono stati impediti o limitati: tale situazione, infatti, ha determinato un accentramento di potere in capo alle piattaforme da un punto vista economico, sociale e decisionale.

Per far fronte a questa situazione, il Garante ha effettuato numerosi interventi al fine di tutelare gli individui da circostanze potenzialmente lesive dei diritti fondamentali, contemperando il potere delle piattaforme con i diritti e le libertà degli utenti.

Ne è un esempio il provvedimento nei confronti di Tik Tok, con il quale il Garante ha imposto al social network di rispettare gli obblighi previsti dal Regolamento, tra cui quello di verificare l’età degli utenti e di impedire l’erogazione di determinati servizi a soggetti di età inferiore alla soglia minima consentita.

Telemarketing

Nell’ambito della tutela dei consumatori, il Garante è intervenuto per contrastare il c.d. “telemarketing aggressivo”, attraverso una decisa azione di controllo, che ha generato, nel solo 2020, un carico sanzionatorio pari a 57 milioni di euro.

La maggior parte dei provvedimenti nell’ambito del telemarketing si riferisce all’utilizzo senza consenso dei dati degli abbonati da parte degli operatori telefonici. Tale fenomeno, come evidenziato dall’Autorità, era riconducibile ad un “sottobosco” di call-center abusivi che effettuava, in favore deli operatori telefonici, attività di telemarketing in violazione delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali.

Ulteriori tematiche

La traslazione online ha intensificato l’attività del Garante anche su altri settori, tra cui la didattica a distanza: su questo punto il Garante ha supportato il Governo nell’adozione di modalità rispettose della privacy e della dignità di docenti e studenti. Il Garante ha, inoltre, chiesto al Parlamento l’introduzione del diritto alla disconnessione del lavoratore in smart working, in modo tale da evitare un’eccessiva “osmosi” tra tempo di vita personale e professionale.

Infine, fenomeni nuovi quali revenge porn, cyberbullismo, assistenti digitali, cybersecurity, riconoscimento facciale, ma anche più “tradizionali” come il diritto di cronaca e il diritto all’oblio, sono passati sotto la lente di ingrandimento del Garante, il quale ha operato, inter alia, attraverso campagne di sensibilizzazione e provvedimenti sanzionatori e/o correttivi.

”La protezione dei dati può rappresentare un prezioso strumento di difesa della persona da vecchie e nuove discriminazioni e di riequilibrio dei rapporti sociali.” Con queste parole il Presidente Pasquale Stanzione ha concluso la relazione annuale, sottolineando come la tutela dei soggetti vulnerabili sia l’elemento che possa davvero contraddistinguere il mandato dell’attività dell’Autorità. A tal fine, il Garante si è posto come primario obiettivo quello di ristabilire la centralità della figura umana nell’ambiente digitale e di tutelare efficacemente i diritti individuali resi maggiormente vulnerabili in un periodo caratterizzato dal prevalere di esigenze pubblicistiche su quelle individuali.

https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9671803