È illecita la riproduzione del corpo femminile in assenza di consenso, anche se l’immagine è tagliata in modo da escludere alcune parti rilevanti e riconoscibili del soggetto ritratto.

Così la Corte d’Appello di Milano ha recentemente deciso il giudizio tra Elisabetta Canalis, assistita dall’avv. Gianluca Morretta, e una nota casa lingerie, di cui era stata testimonial e che ha proseguito a pubblicare le sue fotografie, oltre i termini contrattuali, pur tagliando parte del suo volto e cancellando i suoi tatuaggi. 

Una simile modalità di sfruttamento dell’immagine, oltre a violare i termini contrattuali, “costituisce un atto gravemente lesivo del soggetto rappresentato, il cui corpo viene, di fatto, mortificato, mercificato e utilizzato alla stregua di un manichino, sì da compromettere la sua immagine e dignità personale”.  Da qui la decisione della Corte d’Appello di riconoscere a Elisabetta Canalis, oltre ai danni patrimoniali, conseguenti all’illecito sfruttamento della sua immagine, anche il danno morale, per la mercificazione del suo corpo attraverso la “cancellazione di attributi propri della persona”. 

Dal punto di vista risarcitorio, la Corte ha adottato il criterio del c.d. “prezzo del consenso obbligato”, che considera il corrispettivo che Elisabetta Canalis avrebbe potuto pretendere per l’ulteriore sfruttamento della sua immagine, prendendo a parametro il prezzo convenuto contrattualmente, gravato di un maggior costo, essendo tale sfruttamento avvenuto senza il suo consenso.

La sentenza inoltre riconosce, per la prima volta in Italia, valore di prova agli screenshot di un sito internet tratti dall’archivio della fondazione americana Internet Archive. Questo ente no profit ha, nel corso di vent’anni di attività, realizzato un’enorme biblioteca digitale che oggi raccoglie i fermi immagine di circa 400 miliardi di pagine web, catalogati secondo la data di acquisizione. Archive, attraverso l’interfaccia “Wayback Machine”, memorizza nel tempo i cambiamenti delle singole pagine web, consentendo agli utenti di accedere alle versioni passate dei siti internet e di visualizzare i loro contenuti ad una data antecedente a quella attuale.

L’attendibilità delle pagine web recuperate dall’archivio di Internet Archive deriva dal fatto che “Wayback Machine” non si limita a fotografare le pagine internet e a conservare gli screenshot così ottenuti, bensì acquisisce l’intero codice di programmazione (codice HTML) che indentifica e supporta ciascun sito, garantendo in questo modo piena corrispondenza tra l’originaria pagina web e la versione della stessa “riprodotta” dai fermo immagine di Archive.

Per la prima volta, dunque, viene riconosciuto l’attendibilità di Internet Archive nel “recuperare prove pubblicate online e successivamente cancellate”. 

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